Dicono di noi

6 settembre 2019 

Il sogno di Lorenzo

di  Mario Salvini

Lorenzo dice di essere stato fulminato sul Cammino di Santiago. Ma veramente. Aveva deciso di mettersi in marcia, nel 2013, perché era arrabbiato. “Dovevo riappacificarmi”, racconta. Camminando, da solo, sperava di trovare se non una ragione dell’Alzheimer che stava portando via la memoria alla sua mamma, almeno la forza per affrontarlo. E’ in momenti così che metti tutte le cose al loro posto e vedi quel che c’è da vedere. E infatti, Lorenzo dice: “E’ li che ho capito cosa volevo fare veramente”.
Lorenzo Radice ha 48 anni, è stato un buon schermidore, uno spadista. Due volte campione italiano a squadre, ha partecipato anche a qualche gara di Coppa del Mondo. Ma era stato un po’ di tempo fa. Da anni aveva mollato. Era diventato dirigente d’azienda, direttore estero di realtà come Foppapedretti o Artsana. Uno in carriera. Che però quel giorno là, su un sentiero che si immagina polveroso, ha capito. Non di dover cambiar mestiere, ma di voler tornare a fare quello che aveva già fatto. E che da qualche parte della sua fantasia deve aver sempre continuato a  fare: tirare di scherma. O meglio, insegnare a tirare di scherma. A tutti, soprattutto a chi nella scherma avrebbe potuto trovare un aiuto in un’esistenza difficile.
Quindi è tornato a casa, si è accordato con un circolo di Milano, ed ha cominciato ad andarci da volontario, per insegnare a ragazzi in carrozzina. Nel frattempo ci sono stati problemi sul lavoro, una fine in vista, come succede nella vita di manager come lui. Che però di solito hanno sempre una nuova azienda da cui ricominciare. Ma a quel punto no, Lorenzo aveva deciso di cambiare tutto. “Alla fine era quello che ho sempre sognato”. E quindi era venuto il momento di realizzarlo. Di mettere in piedi l’Accademia Scherma Milano.
Così si ha fatto una società con un amico, Leonardo Dandolo, che ha lavorato per anni nel ristorante di Gualtiero Marchesi e che la scherma l’ha scoperta da adulto. Hanno trovato il locale, un seminterrato all’Isola, a Milano. Era stato un birrificio, poi una falegnameria: da poche settimane, tirato a lucido, tra tanti specchi e sulle sue belle sei pedane, va riempiendosi di gente che ha da poco cominciato a prendere in mano una spada, un fioretto, una sciabola.
“I miei genitori mi hanno insegnato ad avere attenzioni per chi ha bisogno”, racconta Lorenzo. E quindi su una delle sei pedane c’è una striscia in rilievo, il riferimento per chi non può vedere e quindi la propria posizione, la percezione dell’avversario, la sente. “Facciamo scherma per non vedenti”. E per chi è in carrozzina. Anche per loro c’è la pedana-postazione.  Tutte iniziative che hanno ampliato l’impegno e alzato i costi. Così in società sono entrati anche Laura e Luca, sorella e cognato di Lorenzo.
Che di idee ne ha a raffica, e il bello è che, da manager, normalmente sa anche come realizzarle. “Abbiamo aperto a bimbi e ad adulti. E vorremmo che, una volta ogni tanto, anche loro, normodotati, provino l’esperienza di tirare con chi è costretto a stare seduto, cioè coi i disabili. E con chi non può vedere. Affrontare un incontro bendati, oltre ad immedesimarsi nella condizione di chi non ha la nostra fortuna, ti dà consapevolezza di altri modi di percepire l’avversario e la realtà attorno a te. E’ anche un modo per migliorare tecnicamente”.
All’Accademia si imparano un po’ di storia, evoluzione, significati della scherma. I suoi riti.  In poche settimane sono arrivati una trentina di bimbi, una ventina di adulti,  sei paralimpici,  8 non vedenti.  E la scuola ha anche cominciato ad uscire. “Alle elementari – racconta Lorenzo – avevo una compagna con la sindrome di Down, Anna. Tutti i giorni della mia vita ho detto una preghiera per lei”. E adesso ai ragazzini con la sindrome di Down Lorenzo insegna a tirare.
Farà lo stesso, probabilmente,  con un gruppo di carcerati. Lo farà per una seria di donne che hanno dovuto affrontare la mastectomia, che hanno avuto un tumore al seno. E’ un progetto studiato con la Lilt. “Per loro si fa sciabola, non spada. Perché i gesti tecnici della sciabola sono più funzionali per i muscoli intaccati dall’intervento”.
E chissà quante cose nasceranno ancora, all’Accademia Scherma Milano. E che non sarebbero nate se Lorenzo, un giorno, semplicemente, non avesse deciso di cambiare vita. Di tirare fuori il sogno che aveva dentro. E di realizzarlo.

 

Diario di un giorno 

condotto da:
Cristina Carpinelli
Una trasmissione per raccontare la quotidianità di chi, per una ragione o per un’altra, si è trovato a essere senza pelle e ha trovato la forza di combattere per avere un posto nella società. Storie di lotta, di amicizia e di riscatto, raccontate attraverso i gesti del quotidiano. Una cronaca che coinvolge tutti e che partendo dal basso racconta il paese reale.

 

Scherma per tutti (link)

Superare i pregiudizi prima ancora delle barriere arichettetoniche è forse questa la sfida più impegnativa che si sono posti all’accademia scherma Milano. Un luogo dove si allenano e tirano di scherma persone con disabilità e persone normadotate.